Gli accessi venosi sono dispositivi che permettono di somministrare farmaci, liquidi o nutrizione direttamente in una vena.
In assistenza domiciliare vengono utilizzati per terapie temporanee o prolungate, garantendo continuità di cura e sicurezza.
Dove: vena superficiale di braccio o mano
Durata indicativa: fino a 72–96 ore
Uso: terapie brevi, infusioni occasionali
Dove: vena del braccio
Durata indicativa: fino a 7–14 giorni
Uso: terapie di durata superiore all’ago cannula
Dove: vena del braccio, più profonda
Durata indicativa: fino a 2–4 settimane
Uso: terapie endovenose di durata intermedia
Dove: inserito nel braccio, con punta in vena centrale
Durata indicativa: settimane o mesi
Uso: terapie prolungate, antibiotici, nutrizione, farmaci specifici
Dove: completamente impiantato sotto la pelle, solitamente al torace
Durata indicativa: mesi o anni, se ben funzionante
Uso: terapie ripetute nel tempo
Come devono apparire a casa
Un accesso venoso in buone condizioni:
non è doloroso
non presenta gonfiore o arrossamento
ha medicazione pulita e asciutta (se presente)
non perde sangue o liquidi
Nel Port-a-Cath, la pelle sopra il dispositivo deve essere integra e non dolente.
Non toccare o manipolare il dispositivo.
Mantenere la medicazione asciutta e integra.
Evitare trazioni, urti o pressioni sulla zona.
Controllare quotidianamente il sito di inserzione o la cute sovrastante.
Segnalare tempestivamente qualsiasi cambiamento.
Contattare l’infermiere o il medico in presenza di:
arrossamento, gonfiore, dolore o calore locale
febbre o brividi
difficoltà nella somministrazione
fuoriuscita di sangue o liquidi
dolore durante l’infusione
In caso di dubbio, non utilizzare l’accesso fino a valutazione.
Il caregiver contribuisce in modo fondamentale alla sicurezza della terapia osservando quotidianamente l’accesso, collaborando con l’infermiere e supportando la persona assistita nel rispetto della sua autonomia.
Infermiereinunclicl è il punto di riferimento per ogni dubbio o necessità pratica.
Ago cannula
Un catetere vescicale è un piccolo tubo morbido che viene inserito nella vescica attraverso l’uretra (o a volte direttamente tramite un intervento chirurgico) per permettere il drenaggio dell’urina.
Viene utilizzato quando la persona non riesce a urinare in modo autonomo o quando è necessario monitorare con precisione la quantità di urina prodotta.
Rimane in vescica per periodi prolungati.
È dotato di un piccolo palloncino che lo mantiene in posizione.
Serve per monitoraggio continuo, ritenzione urinaria grave o durante alcune terapie ospedaliere.
Inserito e rimosso più volte al giorno.
Permette il drenaggio completo della vescica evitando l’accumulo di urina.
Riduce il rischio di infezioni rispetto al catetere a permanenza.
Inserito direttamente attraverso la parete addominale nella vescica.
Viene usato quando l’accesso uretrale non è possibile o è problematico.
Può essere temporaneo o permanente.
Il catetere è un tubicino morbido, di materiale biocompatibile.
L’urina defluisce dalla vescica nel sacchetto di raccolta.
Nei cateteri a permanenza, un piccolo palloncino gonfiato all’interno della vescica impedisce lo spostamento.
Nei cateteri intermittenti, il tubicino viene rimosso subito dopo lo svuotamento.
Pulizia regolare del sito di inserzione con acqua tiepida e sapone neutro.
Controllo della cute circostante per arrossamenti o irritazioni.
Mantenere il sacchetto urinario sempre al di sotto del livello della vescica per evitare reflussi.
Controllo della quantità e del colore dell’urina.
Segnalazione di eventuale sangue, pus o odore anomalo.
Verifica della pervietà del catetere e del corretto funzionamento del palloncino (per i cateteri a permanenza).
Spiegare come svuotare il sacchetto in sicurezza.
Importanza di bere a sufficienza (salvo controindicazioni).
Indicazioni su quando contattare l’infermiere o il medico (febbre, dolore, difficoltà a urinare).
Febbre o brividi.
Dolore o bruciore intenso alla vescica o all’uretra.
Urina torbida, maleodorante o con sangue.
Perdite intorno al catetere o arrossamento persistente della cute.
Il catetere vescicale è uno strumento sicuro se gestito correttamente. Con istruzioni chiare e monitoraggio regolare, è possibile ridurre il rischio di complicanze e garantire comfort e sicurezza al paziente.
Infermiereinunclicl è il punto di riferimento per ogni dubbio o necessità pratica.
Cateterismo vescicale a permanenza
Cateterismo estemporaneo
Cosa sono la PEG e la PEJ
La PEG (Gastrostomia Endoscopica Percutanea) e la PEJ (Digiunostomia Endoscopica Percutanea) sono dispositivi che permettono la nutrizione artificiale direttamente nello stomaco o nell’intestino, quando la persona non riesce ad alimentarsi in modo sicuro o sufficiente per bocca.
Sono soluzioni mediche utilizzate per garantire un adeguato apporto nutrizionale e idrico in diverse condizioni cliniche, temporanee o permanenti.
Tipi principali
PEG: il sondino viene posizionato direttamente nello stomaco.
È la modalità più utilizzata quando lo stomaco funziona correttamente.
PEJ: il sondino viene posizionato nel digiuno (intestino tenue).
Viene utilizzata quando l’alimentazione gastrica non è indicata o non tollerata.
Come si presentano una PEG o una PEJ
Il dispositivo è costituito da un tubicino morbido che esce dall’addome ed è fissato con un sistema interno ed esterno.
Intorno al punto di uscita è presente una piccola area cutanea che necessita di controlli e igiene regolare.
Nei primi periodi possono comparire secrezioni lievi o arrossamenti, generalmente transitori.
Cura quotidiana: ruolo del caregiver
Preparare un ambiente pulito e tranquillo prima di ogni somministrazione.
Lavare le mani prima di manipolare il sondino.
Pulire quotidianamente la cute intorno al punto di inserzione con acqua tiepida e asciugare accuratamente.
Controllare che il sondino sia ben fissato e non in tensione.
Somministrare nutrizione e acqua secondo le indicazioni ricevute dal personale sanitario.
Aiutare la persona nella routine quotidiana, rispettando i suoi tempi e la sua autonomia quando possibile.
Segnali d’allarme
Arrossamento intenso, dolore o gonfiore intorno al punto di inserzione.
Secrezioni purulente, cattivo odore o sanguinamento persistente.
Fuoriuscita accidentale o spostamento del sondino.
Difficoltà nella somministrazione o ostruzione del dispositivo.
Febbre o peggioramento delle condizioni generali.
Supporto emotivo
La presenza del caregiver è fondamentale: osservazione, ascolto e aiuto pratico favoriscono l’adattamento, riducono l’ansia e facilitano una gestione più sicura e serena della nutrizione artificiale.
Infermiereconunclick è il punto di riferimento per imparare a gestirla con sicurezza.
PEG
Una stomia è un’apertura creata chirurgicamente sulla pancia per permettere al corpo di eliminare feci, urine o aria quando il normale percorso non è più possibile o non è sicuro.
Attraverso quest’apertura viene portato all’esterno un piccolo tratto di intestino o di vie urinarie.
La stomia non è una malattia, ma una soluzione per proteggere la salute dopo un intervento o una patologia.
Coinvolge il colon (intestino crasso).
Le feci tendono a essere più formate.
Può essere temporanea o definitiva.
Coinvolge l’ileo (intestino tenue).
Le feci sono più liquide o semiliquide perché passano prima nel percorso.
Richiede più attenzione all’idratazione e alla cura della pelle per via dell’effetto irritante.
Urostomia/nefrostomia
Serve per far uscire all’esterno l’urina quando la vescica non può più funzionare o deve essere esclusa.
Di solito prevede un tratto di intestino usato come “condotto”.
È umida, di colore rosso-rosato, simile alla mucosa della bocca.
Non ha terminazioni dolorifiche: non fa male al tatto.
Può cambiare leggermente forma e dimensione nei primi mesi dopo l’intervento.
Controllo del colore, del flusso e dell’eventuale sanguinamento.
Osservazione dello stato della cute peristomale (la pelle attorno alla stomia).
Pulizia delicata con acqua tiepida.
Asciugatura accurata.
Uso di prodotti protettivi se necessari (barriere cutanee, paste, polveri).
Scelta e applicazione della placca e della sacca più adatte.
Verifica del sigillo per evitare irritazioni e perdite.
Educazione alla sostituzione e allo svuotamento della sacca.
Come cambiare la sacca in autonomia.
Come prevenire complicanze.
Consigli pratici: idratazione, dieta, attività quotidiane, gestione sociale ed emotiva.
Segnali d’allarme: arrossamenti persistenti, dolore, cambiamenti marcati nel colore della stomia o perdite continue.
Una stomia richiede qualche attenzione in più, soprattutto all’inizio, ma con una buona educazione e un’assistenza adeguata è possibile tornare a una vita attiva e autonoma.
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Colostomia
Ileostomia
Urostomia
Nefrostomia